>>Copenaghen
Postato il 03/03/2007 alle ore 13:35:29
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Gli scontri che in questi mesi stanno attraversando Copenaghen raccontano l’ottusità delle politiche repressive in Europa. Il centro sociale di Ungdomshuset, nel quartiere di Noerrebro, da 25 anni fornisce alloggio a giovani emarginati e stranieri, produce cultura e aggregazione ed è perfettamente inserito nel territorio rappresentandone una punta avanzata di cratività e socializzazione. Di fronte alle ingiunzioni di sgombero i ragazzi del centro sociale avevano più volte chiesto una soluzione politica o l'assegnazione di un edificio alternativo, che l'amministrazione non ha concesso. La struttura che ospita il centro sociale era stata venduta nel 2000 dal Comune a un istituto religioso. I ragazzi hanno cercato di resistere allo sgombero. La risposta dello Stato è stata repressione repressione repressione. Ma la repressione produce rabbia, e ora ai giovani di copenaghen se ne sono aggiunti altri da ogni parte del mondo, e Copenaghen è in fiamme, attraversta da una vera e prorpia guerriglia urbana.
Ieri la polizia è riuscita, dopo giornate di assedio e guerriglia, a sgomberare l'Ungdomshuset, fermando 217 persone. Da qui la decisione di una protesta notturna. Una protesta pacifica, con concerto e comizi. Ma la polizia è arrivata in tenuta antisommossa e ha caricato i manifestanti per disperderli. Ancora scontri, e feriti da una parte e dall’altra. Per oggi, sono in programma altre manifestazioni: lo ha dichiarato Jan, portavoce del centro sociale sgomberato. "La lotta - ha detto Jan - continuerà a lungo, finchè non ci sarà una Casa della Gioventù a Copenhagen".
Quest’idea di imporre politiche decise dall’alto passando sopra le esperienze concrete che si sviluppano nei territori, è un’idea sbagliata dal punto di vista del metodo partecipativo, ma soprattutto controproducente per chi tenta di applicarla. Rischia di trasformare le nostre città in polveriere pronte ad esplodere. E’ una linea di condotta che dimostra l’ottusità del potere, e infiamma la rabbia di chi sempre più viene spinto negli angoli dell’agibilità democratica, in quegli angoli dove il dissenso e la protesta incrociano la disperazione e la rabbia.

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boa noite ha scritto:
Perchè salvare i più deboli significa salvare noi stessi dall'oppressione, perchè combattere per la libertà dei popoli significa scegliere di essere liberi... da un altro blog....
 
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