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| >>GLOBAL MEETING |
| Postato il
02/04/2007 alle ore 15:47:29 |
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Sono tornato questa notte dal Global Meeting, dove sono andato come osservatore insieme a pietro e Giancarlo. 800 km di macchina a andare e 800 a tornare. Partenza giovedì sera, ritorno domenica notte. Puntatina a Venezia che non si può non andare. Circa un migliaio di persone per tre giorni di lavoro (30 e 31 marzo e 1 aprile) al Centro sociale Rivolta di Marghera (Venezia). Gente da tutto il mondo per discutere delle prospettive del Movimento antiglobalizzazione con interventi di studiosi dalla Cina, gli Stati Uniti, il Sudamerica, la Palestina, l’Australia, l’India, e partecipanti da tutto il mondo… Informazioni sui relatori intervenuti sul sito www.globalproject.info Ha aperto Toni Negri che ha sostanzialmente lanciato il manifesto di rifondazione della autonomia operaia. La nuova autonomia secondo negri non deve avere più al suo centro il mondo operaio classicamente inteso. Il nuovo operaismo ha, per il professor Negri, il suo nucleo nell’intersezione fra le moltitudini e le nuove soggettività del lavoro. Le nuove fabbriche dello sfruttamento sono le nostre città, l’orizzonte di lotta è duplice: il reddito e i beni comuni. Sulla stessa linea Casarini e i portavoce dei centri sociali di Lazio, Toscana, Emilia. Gli europei per certi versi sono stati più moderati, soprattutto, con mia sorpresa, gli Autonomen tedeschi. Collegamento audio con Copenaghen dove era in corso la manifestazione di protesta per lo sgombero del centro sociale e gli arresti di tanti compagni. Grandi applausi. Tutto organizzato molto bene sulla falsariga del European Social Forum di Firenze, con traduzioni simultanee e ospitalità per i relatori. Il Rivolta è un’isola di operosità e rigore. La notte prima dell’apertura del meeting i compagni hanno tinteggiato le facciate delle casette che si trovano all’interno del centro sociale e che hanno ospitato i relatori. E’ tutto pulitissimo, e quasi nessuno butta le cicche per terra, né si vedono bottiglie vuote o cose così. Sono talmente forti qui, che il Comune ha mandato di corsa alcuni operatori a potare gli alberi all’ingresso, appena i compagni del Rivolta li hanno chiamati. E talmente sicuri, sono, che non hanno bisogno di mettere nessuno alla porta. Nessuno si sognerebbe di dare fastidio a quelli del Rivolta a casa loro. A Venezia città hanno 300 case occupate. L’autonomia padovana rinasce quindi sulla base di una forte connotazione identitaria che significa anche autonomia da rifondazione e dai movimenti. Quello che lascia perplessi è il fatto di chiudersi a quella contaminazione aperta che in questi anni aveva attirato tante persone che nella rete del movimento, e non nell’appartenenza gruppettara, avevano trovato una nuova possibilità di partecipazione alla politica. Altra cosa che proprio non mi va giù è il rifiuto della non violenza come pratica politica. Un approdo faticoso e sofferto che rimane l’unica via praticabile, secondo me, della protesta sociale in questa fase in europa. Il rifiuto della non violenza apre la strada a scenari pericolosi e che secondo me il Movimento non è in grado di gestire. Negri a 74 anni sembra un ragazzino.
Alcune delle frasi ascoltate in assemblea:
“La resistenza sviluppa la sua potenza con l’insistenza” (bella, condivisibile e ritmicamente ineccepibile)
“rifiutiamo la non violenza come attribuzione identitaria aprioristica” (perigliosa, rozza e non condivisibile)
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