>>La Propaganda
Postato il 27/09/2007 alle ore 11:20:53
3 commenti per questo Blog

 

 

La storia dell’Ilva di Bagnoli è intrinsecamente legata alla storia di Napoli, ai suoi vizi e alle sue virtù. Alla base dell’idea di costruire un’acciaieria a Napoli c’è la vicenda appassionante e coraggiosa di alcuni giovani socialisti che presero di petto il potere e lo rovesciarono, rovesciando con esso anche il coperchio che copriva il malaffare napoletano. E’ una storia, questa, che ha da una parte l’arroganza rozza e volgare del potere corrotto e della camorra, il vizio storico, e dall’altra la bellezza potente di un gruppo di ragazzi in cerca della verità e della giustizia, pieni della speranza di cambiare le cose, la virtù politica. E’ una storia esemplare e significativa, utile per comprendere le radici della scommessa industrialista a Napoli e della costruzione dell’Ilva e per ricordare che nessuna battaglia è persa in partenza, salvo quella che si sceglie di non combattere. La Fabbrica nacque come antidoto alla camorra, ed è bene ricordarlo oggi, mentre la camorra insanguina più che mai le nostre strade,  il progetto di riconversione dell’area si dibatte fra veti, burocrazia e lentezze, e la memoria di una grande esperienza di lavoro collettivo come quella dell’Ilva tende a sbiadire e a scomparire. Questa storia inizia nel 1899, l’anno in cui muore il pittore inglese Alfred Sisley e nascono Duke Ellington e Jorge Luis Borges.  A Napoli il settimanale  La Propaganda, fondato da un gruppo di giovani socialisti, tra i quali Arnaldo Lucci, Enrico Leone e Arturo Labriola, avvia una violenta campagna di stampa sul modo in cui il Comune di Napoli aveva stipulato alcune convenzioni per l'illuminazione pubblica e i tram. Più in generale La Propaganda, accusa di malaffare e corruzione una “cupola” costituita ai suoi vertici dal Sindaco di Napoli Celestino Summonte, dal Direttore de Il Mattino Edoardo Scarfoglio e dal deputato Aniello Casale, dimostrando in modo documentato e irrefutabile l’esistenza di stretti legami tra polo conservatore e camorra e denunciando a chiare lettere l’affarismo e la corruzione dell’Amministrazione Comunale e le coperture politiche e intellettuali delle quali godeva. E’ proprio Casale, sicuro dell’impunità fino ad allora goduta, che sporge querela contro il giornale socialista. Ed è il suo errore fatale, dettato dall’arroganza di chi si crede intoccabile. Per sua sventura il tribunale chiamato a discutere la causa non esita a dargli torto. La storia dei potenti si inceppa, come a volte accade, grazie all’indipendenza e al rigore di un giudice, il pm De Notaristefani, che chiede l’assoluzione del giornale da ogni accusa, in quanto ritiene tutti gli articoli pubblicati su La propaganda consistenti di fatti veri e documentati. I giornalisti della Propaganda vengono quindi assolti. Sia il Corriere di Napoli che il Roma plaudono alla decisione del tribunale, che bolla Casale come un politico screditato e corrotto, un mediatore d'affari, un venditore di impieghi pubblici.

Il Mattino accusa il colpo, dedicando alla vicenda poco più che una colonna in una pagina interna.
Casale e Summonte si dimettono. L'eco della sentenza in città e nell'intero Paese è talmente fragorosa che il governo Saracco decide l'apertura di una ampia indagine su tutti gli atti dell'Amministrazione Comunale di Napoli, affidandola ad una commissione d'inchiesta che un decreto dell'otto novembre 1900 istituirà sotto la presidenza di un autorevole senatore ligure, il presidente del Consiglio di Stato Saredo.  Saredo lavora per dieci mesi con un'intensità e soprattutto un'indipendenza di giudizio che allarma le stesse autorità che l’hanno designato. Scarfoglio, che accoglie Saredo quasi con dileggio (lo definisce "il giocondo commendator Saredo"), adotta ben altri toni man mano che l'inchiesta scava nelle irregolarità, negli abusi, nella continua dilapidazione di danaro pubblico, svelando una rete di tangenti e di corruttela d'ogni tipo, in cui ha un ruolo determinante la camorra. Il direttore del Mattino, che risulta abbia incassato dalla Società dei tramways diecimila lire, prende a sferrare attacchi forsennati. Saredo è descritto come uno iettatore, la sua indagine paragonata a un morbo pestilenziale e le migliaia di carte raccolte assimilate "a un mastodontico documento stercuziale".
Scarfoglio ricorre al peggio del suo repertorio lessicale. Ma sotto la crosta delle sue acrobazie compare il nucleo "sudista" che lo accomuna alla parte di ceto politico di cui tutela gli interessi: l’unione delle popolazioni meridionali, la formazione di un blocco capace di condizionare, anche grazie alla malavita, la politica nazionaIe. Scarfoglio sbollisce furori di tipo secessionista. "Come si prevedeva", scrive, "la stampa dell'Alta Italia leva un coro di grugniti contro Napoli e i napoletani. I lettori possono immaginare il sozzo baccanale a cui si abbandonano i tristi invidi dell' ingegno meridionale, i microcefali vacui i maligni, i tartufi della moralità pubblica pontificanti lassù, che coprono le sozzure vere, profonde, enormi, provate e documentate in tutti i modi".
Le conclusioni dell’inchiesta arrivano nell’ottobre 1901. Dopo una ridicola dissertazione sulla natura dei napoletani inizia un’analisi seria e documentata sul processo degenerativo a cui avevano  dato luogo a Napoli molte devianze locali che si sarebbero potute contenere se il Governo Centrale avesse deciso di intervenire per sottrarre il popolo napoletano dalla morsa della povertà e dell’ignoranza, sottraendolo così anche al potere della camorra. Dura anche la critica al potere locale dipinto addirittura, in molti casi, come un’articolazione della criminalità organizzata. Le critiche dei socialisti alle amministrazioni comunali trovano dunque piena conferma. Ma la svolta arriva con la formulazione della Legge Speciale, che è in parte anche la conseguenza dell'inchiesta Saredo. Il testo della legge 351 dell'8 luglio 1904, relativa a Provvedimenti per il risorgimento economico della città di Napoli, fu esteso materialmente da Francesco Saverio Nitti ed approvato dal governo Giolitti. L’idea era che l’industrializzazione potesse sostituire all’etica del vicolo, l’etica del lavoro. Il primo comparto nel quale si fanno sentire gli effetti della legge Nitti, grazie all'intervento del Credito Italiano e della Banca Commerciale, è quello metalmeccanico, dove è imperiosa l'esigenza di una ristrutturazione finanziaria e di un riassetto produttivo: tra il 1905 e il 1907 si avvia a Bagnoli la costruzione dell'impianto ILVA che sarà inaugurato tre anni dopo. Inizia così, grazie alla cocciutaggine e al coraggio di un gruppo di giovani giornalisti socialisti, la storia di quella che tutti i napoletani impararono a chiamare semplicemente “La Fabbrica”.

 

 

 

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Davide ha scritto:
Caro Brun, ho letto con vivo interesse questo post, in quanto sto preparando la mia tesi di Laurea in Storia Contemporanea proprio sul Processo Casale. Un caso giudiziario e politico di notevole interesse.La stampa di allora fu coinvolta e ne diede grande attenzione.
 
Name ha scritto:
La domanda sorge spontanea:..... fosse che Michele Serra non ha ancora avuto la fortuna di conoscerti? O piuttosto potrebbe non essere un esperto di specie estinte?
 
Guendi ha scritto:
Caro name, facile scherzare sempre, come se tutto fosse un gioco. La realtà è che impegno, responsabilità, rinuncia sono qualità sempre più rare mentre furbetti, disonesti e similari in continuo dilagante aumento. Certo non è necessario stare in un partito per mettersi in gioco, ma credendoci,probabilmente non è giusto nemmeno lasciare ulteriori spazi a chi amministra la cosa pubblica per soli fini ed interessi personali. Forse chi ha le capacità e le qualità per fare politica in modo diverso, dovrebba cercare di farlo senza farsi intorbidire l'anima. Ma c'è un tempo giusto per ogni cosa.
 
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