>>Fiera del libro di Torino 2008
Postato il 08/02/2008 alle ore 12:30:32
4 commenti per questo Blog

Fiera del libro di Torino e polemiche sugli scrittori israeliani

 

In questi giorni c’è polemica sulla presenza al salone del libro di Torino di alcuni scrittori israeliani. La polemica è nata per il fatto che nei comunicati di annuncio di quest’edizione si cita lo Stato di Israele e il sessantesimo anniversario della sua nascita. Io ho trovato in neffetti la cosa quanto mai inopportuna. Perché un conto è la letteratura e la storia ebraica, che hanno pieno diritto di cittadinanza in ogni manifestazione culturale, altro è lo Stato di Israele che dalla sua fondazione in poi, con la copertura degli Stati Uniti, si sta macchiando di infamia perpetrando, ai danni dei palestinesi, quello che assume sempre di più le caretteristiche di un genocidio. Appena però si è parlato di boicottare la fiera e la partecipazione degli scrittori israeliani mi è corso un brivido per la schiena. La cultura non si boicotta, e non si può trascinare la letteratura sul terreno dello scontro politico. La letteratura occupa un altro spazio, e si può criticare ferocemente un regime politico apprezzando e amando allo stesso tempo la letteratura che il popolo governato da quel regime esprime. È l’antica differenza fra governanti e governati. Gli scrittori israeliani invitati sono fra i più grandi al mondo (Oz, Grossman, Jeoshua, ecc…) e spesso molto critici nei confronti del governo dello stato di Israele. Impedire a loro di intervenire a un evento culturale e di ascoltare cosa hanno da dire, probabilmente anche in forte dissenso col loro governo è un’operazione tutta di retroguardia, primitiva, insensata. A questo io dico no. Molta più energia e convinzione avremmo dovuto mettere e dovremo mettere nell’obbligare la comunità internazionale a farsi carico della tragedia del popolo palestinese, e non, invece, prendercela con la cultura ebraica, con le espressioni letterarie che ancora oggi arrivano da Israele e che sono spesso le uniche manifestazioni provenienti dall’interno di quello stato e di quella cultura in grado di metterne in crisi il potentato politico-militare. Gli organizzatori della fiera potevano risparmiarsi l’accenno all’anniversario della fondazione dello stato di Israele, ma parte della sinistra italiana poteva risparmiarsi di prendersela con i libri, dimostrando una incapacità di concentrare l’attenzione su ciò che realmente va combattuto. Si tratta di uno scivolone. In questi giorni si fronteggiano due appelli, due pensieri. Quello di Tariq Ali, pubblicato dal Manifesto, e quello di Raul Montanari e altri scrittori italiani pubblicato su alcuni blog come Lipperatura e Nazione Indiana. La mia sensazione è che siano uno il completamento dell’altro. Condivido quanto dice Ali sulle gravissime colpe dello Stato di Israele, ma condivido in pieno anche l’appello di Montanari e altri che si rifiuta di spostare pari pari le valutazioni storico-politiche sul piano della letteratura e di fare della letteratura un terreno di scontro immediatamente politico. La letteratura, come tutte le rappresentazioni della vita è politica, ovviamente, ma in maniera mediata. E lo è per quello che dice, non per la nazionalità, la religione o le credenze di chi la produce. Tra l’altro, come dicevo sopra, rimane una dei pochi elementi in grado di mettere in crisi il lavoro di propaganda di un governo che sull’onda della paura e della rabbia sta compattando un intero popolo nell’odio nei confronti dei palestinesi.

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Violino ha scritto:
L'argomento è senz'altro interessante e vorrei aggiungere: Riccardo sei bravissimo , hai il dono, quando vuoi di rendere le parole ed i concetti semplici e alla portata di tutti,complimenti davvero.
 
s&n ha scritto:
Concordo sul fatto che la fiera del libro di Torino, non può e non deve diventare un luogo di scontro politico, nè di manifestazioni di odi, intolleranze chiusure, seppur giustificate, verso chicchessia. Viceversa la cultura, la letteratura potrebbero essere l'occasione di incontrarsi e dialogare in modo diverso. Ma ancora una volta, a quanto pare, non ci si è riusciti.
 
noname ha scritto:
Il punto è che il 60° anniversario dell'indipendenza di Israele coincide con l'anniversario della catastrofe per i palestinesi ed anche un ragazzino avrebbe potuto prevedere che un tale invito avrebbe sollevato un vespaio. Forse più giusto sarebbe stato tentare d'invitarli insieme.
 
Jonathan ha scritto:
Ho riletto la straordinaria lettera di Bassam Ararim in memoria di sua figlia Amir, apparsa giusto un anno fa su questo blog. Pensai allora, non ci fossero parole abbastanza buone per commentarla e lo penso ancora oggi, così come penso che quella che lui indica sia la sola strada percorribile.
 
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