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| >>i blog, i bloggers, galassia e captain sunshine |
| Postato il
26/03/2008 alle ore 22:28:19 |
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16 commenti per questo Blog |
proprio qualche giorno fa stavo riflettendo sui blog, su questo blog, sul mio modo di usarlo. ieri marco (che non so se sia uno dei sette otto marchi che conosco o qualcuno che no ho il piacere) mi riprendeva per un uso disattento della punteggiatura nei post. ha decisamente ragione. mentre sono di solito molto puntiglioso nel controllo della punteggiatura delle cose che pubblico (perchè la punteggiatura è ritmo e senso) scrivo i post del blog senza rileggere, senza quasi far caso a come escono fuori, senza curarmi di errori di battitura, distrazioni, ecc.. devo dire che anche gli argomenti che tratto e il modo sono frettolosi, veloci, di fretta. ed in effetti è così che interagisco con il blog: di fretta, quasi con fastidio, come una ulteriore cosa che mi fa perdere tempo. Su questo voglio riflettere. Banalmente e soggettivamente sul fatto se eliminarlo o meno, collettivamente e culturalmente sul senso, il signifcato e il cambiamento che questo nuovostrumento produce in chi scrive. Ci sono scrittori che lo usano molto seriamente, al punto che forse le cose migliori che producono sono i post dei loro blog, e ci sono persone che, pur non essendo scrittori, giornalisti, o altri mestieri di osservazione e scrittura, lo usano con rigore e intelligenza producendo bellissime pagine telematiche. Il grosso dei blogger, però, mi sembra usi il blog come una specie di pattumiera vagamente collegata alla propria vita e al proprio pensiero, e di solito in maniera autopromozionale e/o autocelebrativa. Com'è proprio del mio uso sciatto e superficiale dello strumento ho iniziato a scrivere queste righe senza aver elaborato sull'argomento nè perfettamente la tesi, nè men che meno, argomentazione, antitesi, sintesi, proposta, soluzione. Quindi con la coda fra le gambe chiudo qui. Ah, i soliti benpensanti segnalano che non ho spiegato con sufficiente chiarezza cosa faccio a Galassia Gutenberg sabato: sono due presentazioni di libri. Uno è un romanzo storico sulla Pozzuoli di fine ottocento, pubblicato da Stampa Alternativa, di Rosario Zanni, si chiama Mal'aria e l'ha scritto Rosario Zanni. Lo presentiamo nella sala Teti alle 16 di sabato a galassia che da due anni si svolge alla stazione Marittima e non più alla mostra d'oltremare; l'altro è Tutta colpa di dio, una raccolta di racconti nella quale ce n'è anche uno mio sull'ira, che mi convince fino a un certo punto, ma insomma, ormai è in stampa. E comunque tutte le info sono sul sito www. galassia.org spero di aver dato tutte le informazio9ni necessarie e chiedo scusa a marco perchè ho scritto veloce e neanche questa volta ho voglia di controllare la punteggiatura. abbracci. captain sunshine.
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Gennarino ha scritto: |
| Non potrebbe essere che uno dei sette marchi o chi per lui e i soliti benpensanti volessero solo provocarti un po'scherzosamente e stupidamente. L'umore a volte filtra le parole e non sempre nel modo e nel senso giusto. Capita anche di scendere dal letto con il piede sbagliato, captain sunshine. Ma per uno che si espone a nick ignoti, non ha senso dare peso a chi, probabilmente, nemmeno conosce l'uso della punteggiatura. Le scuse mi appaiono eccessive. |
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ric ha scritto: |
| gennarì le scuse non sono mai eccessive, e i frequentatori di questo blog secondo me conoscono bene la punteggiatura |
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Gennarino ha scritto: |
| Se conoscono bene la punteggiatura e non stavano scherzando, allora non conoscono bene le buone maniere e l'umiltà. |
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ric ha scritto: |
| gennarì si' tropp' bell' |
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Gennarino ha scritto: |
| Ric, non posso che ricambiare il tropp' bell' e rilanciarei sfidando i marchi, come tuo padrino, se mi consenti l'onore, in un leale duello all'ultima virgola, punto e punto e virgola. Ora e data da stabilire. |
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Gennarino ha scritto: |
| Poi si sa come finisce..., tutti mici come prima. |
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holdenrosso ha scritto: |
| Anche se conosco lo svirgolato autore da un po', è solo da un paio di settimane che entro nel suo blog e spulcio qui e là. Lo faccio zitto zitto e quatto quatto, come quando da bambini si entrava in posto nuovo e si sorprendeva gli altri, i propri simili, a giocare, e li si spiava. L’idea che mi sono fatto è che questo spazio sia quello di un gruppo di persone che si diverte a stare insieme. Una sorta di comunità virtuale speculare a quella “reale”, dove ridere conta più di scrivere, dove si scrive per vivere e dove vivere il più delle volte fa molto ridere, malgrado tutte le serietà del mondo. Poi arriva il capoclasse, e minaccia tutti con l’aria severa di chi studia e ha un futuro, e voi altri invece no, siete solo il bighellonare presente. E adesso basta, me ne torno nell’armadio a spiarvi, che ho parlato fin troppo. Fate conto di non avermi né visto né sentito ;-) |
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ha scritto: |
| Io adoro i duelli, fanno parte di una civilissima Europa che si spegne sempre più, lentamente, in una notte sempre più scialba e sempre più opaca. Adoro i duelli, confesso di essere uno fra i pochi a stimare ancora lettura indispensabile il manuale del cavallerizzo Gelli, che ne regola puntigliosamente lo svolgimento. Tuttavia dei duelli conosco anche gli inconvenienti, così ogni Dantes (non il conte di Montecristo) può ammazzare un Puskin…sia chiaro che non credo di essere un Puskin, ma non vorrei lo stesso incontrare un Dantes. Poi come il Don Alfonso di un’opera mozartiana dico che duelli non fo, se non a mensa…quindi mi spiace, duello rimandato.
L’ultima di Riccardo sul senso dei blog mi convince molto invece, sono certo che questo blog non chiuderà le porte, e se lo facesse non potrei mai perdonarmi l’impeto del mio precedente e pedante intervento, ma mi fa piacere che lo stesso autore denunci l’aspirazione autocelebrativa che sta alla base di queste scritture semi pubbliche e semi private. Questo grondare di testi non rivisti, di idee partorite alla spicciolata e rapidamente diffuse non mi pare segno di salute del nostro tempo. Ma, del resto cosa sia la salute è difficile dire. Resti dunque questo blog, resti perché molta gente rimarrebbe male se scomparisse (chi siamo noi per far del male a qualcuno? Penso a Plotino ed a Porfidio), e resti perché l’autore ha ottenuto lo scopo di farsi pregare….Passo la maggior parte del mio tempo con scrittori, conosco e perdono le loro piccole vanità…vanitas vanitatum…omnia vanitas.
Quindi amici come prima, in omaggio alla sincerità dell’autore neanche io rileggo quello che ho scritto, anche se mi pare un segno di barbarie….e se qualcuno legge questa mia come un lungo e vano sfoggio di autori e citazioni, forse coglie nel segno, forse no. Ma infondo che importa? Come diceva Thomas Eliot, And then, when are we so serious? Dunque, quando mai siamo stati tanto seri?
Siate felici.
ps mai stato umile, mi spiace davvero. ma credetemi, io non conosco la punteggiatura. |
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marco ha scritto: |
| vedete, nella foga di rispondere ho dimenticato di firmare...vale sempre la pena rileggere...chiedo scusa. M. |
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Marcius ha scritto: |
| ...mi introduco marciamente in questo dibattito solo perchè uno zapping svogliato mi ha portato qui...un pò come la passeggiata dello scizofrenico...la fabbrica surriscaldata del copro sotto la pelle...il copro (che poi è quello che manca sempre all'appello, occupa la casella vuota...e dal momento che manca qualcosa non si può che fondare le proprie richieste su questa mancanza...). Ma cosa cazzo vuoi correggere la punteggiatura se lo spazio per scrivere è così ngusto che nemmeno puoi rileggere quello che hai scritto due righe sopra...e quindi facciamole mettere a uno dei sette otto marchi questa punteggiatura , che se cità Eliot non cita quello dei "quattro quartetti"...ma comunque si parlava del corpo, e non è forse "second life" la sconfitta del blog? Dove la proiezione del proprio corpo anelato, fantasma disoccupato, toglie il respiro alla parola sul web...che prima o poi verrà spazzata via dall'imago del proprio io senza organi...propria madre, proprio padre...falsa coscienza che è coscienza di un falso movimento...Omnitudo realitatis del disordine del soggetto...Ma il problema del reale nella scrittura? A Napoli? Viene in mente Stendhal che su Napoli diceva: "Trovo pochissimo tempo per scrivere, forse perché Napoli è una grande capitale, come Parigi. Passo piace volmente il tempo ma, grazie al cielo, la sera non ho da dire nulla di nuovo e posso andare a letto senza lavorare. (Roma-Napoli-Milano , 20 febbraio).
Saluti rispettosi |
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marcius ha scritto: |
| ...mi rileggo e vedo dei refusi...per "copro" si intende "corpo"... |
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ha scritto: |
| ma la volete smettere di masturbarvi mentalmente!!! |
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boa noite ha scritto: |
| Je suis venue te dire que je m’en vais
Et tes larmes n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tes sanglots longs n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tu t’souviens des jours anciens et tu pleures
Tu soffoques, tu blèmis à prèsent qu’à sonnè l’heure
Des adieux à jamais (ouais)
Je suis au regret de te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Et tes larmes n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tu t’souviens des jours hereux et tu pleures
Tu sanglotes, tu gèmis à prèsent qu’a sonnè l’heure
Des adieux à jamais (ouais)
Je suis au regret de te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
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boa noite ha scritto: |
| Je suis venue te dire que je m’en vais
Et tes larmes n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tes sanglots longs n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tu t’souviens des jours anciens et tu pleures
Tu soffoques, tu blèmis à prèsent qu’à sonnè l’heure
Des adieux à jamais (ouais)
Je suis au regret de te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Et tes larmes n’y pourront rien changer
Comme dit si bien Verlaine au vent mauvais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Tu t’souviens des jours hereux et tu pleures
Tu sanglotes, tu gèmis à prèsent qu’a sonnè l’heure
Des adieux à jamais (ouais)
Je suis au regret de te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je suis venue te dire que je m’en vais
Je t’aimais, oui, mais
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Marzio ha scritto: |
| Chi?
(…)
Tout suffoquant
Et blême quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure;
Et je m’en vais
Au vent mauvais
(…)
"Chanson d’automne" di Paul Verlaine |
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Nico Siriani ha scritto: |
| A volte mi interrogo anche io sul senso dei blog, soprattutto quando riguardo il mio: un bidone in disuso in cui getto la roba vecchia. Penso che l'elemento chiave per mettere a disposizione degli utenti un buon blog sia "quanto tempo ho da dedicargli?". Io, personalmente, non molto; o meglio, mi manca lo stimolo giusto per dedicargliene di più. Credo che il tuo blog sia sopra la media in quanto a "cura", perciò non scusarti se qualche tipo pulcioso ti fa le pulci. |
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