|
|
| >>Il calcio di rigore |
| Postato il
23/06/2008 alle ore 10:48:26 |
|
4 commenti per questo Blog |
| è un momento in cui conta la tenuta psico-nervosa. Un qualunque professionista sa come si segna un rigore, ma non sempre sa come si controlla l'emozione, come si evita che il batticuore renda le gambe molli. Non è come quando stai giocando, correndo, con l'adrenalina che pompa, i muscoli caldi, e non pensi a niente, se non a giocare. Quando tiri un rigore ti fermi, senti lo stadio e i compagni, sai che tutto si ferma (come se il tempo stesso si paralizzasse) e sai che tutti guardano te. Ieri nella partita dell'Italia contro la Spagna ai campionatio d'Europa a un certo punto Di Natale è rimasto a terra dopo un contrasto di gioco, e la Spagna è partita in contropiede. Di Natale era a terra fuori dal campo, ma poi si è rotolato ed è rientrato in campo, sempre a terra dolorante, costringendo così gli spagnoli a fermarsi. Infatti quando c'è nel rettangolo di gioco un giocatore a terra che non si rialza è regola non scritta sospendere il gioco per consentire l'ingresso dei sanitari. Ritenendo che Di Natale fosse più preoccupato di fermare l'azione avversaria che di ricevere le cure il pubblico spagnolo ha iniziato a fischiarlo ogni volta che toccava palla. mezzo stadio che ti fischia appena tocchi palla non è proprio piacevole. Poi si va ai rigori: tra i tiratori c'è Di Natale. Lui prende la sua rincorsa, il pubblico fischia, lui sbaglia e si fa parare il tiro. Ovvio, no? Non doveva tirare. |
-------------------------------------------------------------------------------------- |
| |
|
|
|
adele ha scritto: |
| Questo è un pèaese dove tutti si sentono allenatori di pallone, pure gli intellettuali, anzi soprattutto loro! Risparmiaci la filosofia pallonara, please! |
| |
|
|
|
Rodolfo Rocchetti ha scritto: |
| Lascio un attimo da parte la mia attività di imbonitore per dire che anche un filosofo può parlare di pallone, giacchè in ogni attività dell'uomo viè qualcosa di straordinario da indagare. Cordialmente r.rocchetti |
| |
|
|
|
Chinasky ha scritto: |
Avevo proprio voglia di tornare a confrontarmi con voi su queste pagine, e questo blog "pallonaro" mi ha risvegliato dal grande sonno.
Innanzitutto, cara Adele, mi sembra molto limitativo confinare questo post alla semplice sfera del fùtbol; il "calcio di rigore" è filosofia allo stato puro, è in moltissimi momenti della nostra vita.
Io lo sbaglio ogni qualvolta torno a casa stanco dal lavoro, e dimentico che mio figlio mi aspetta per giocare un po' con me; lo sbaglia l'universitario
superpreparato che cade sul suo argomento preferito; lo sbagliano, nessuno escluso, tutti i nostri politici, le classi dirigenti.Ogni occasione che ci si presenta e che buttiamo via, è un calcio di rigore sbagliato
E, nella storia, quante volte i generali hanno sbagliato a scegliere la lista dei rigoristi, mandando allo sbando ragazzini, gente inesperta.
Ci sono dei momenti duri, in cui bisogna prendersi delle responsabilità; in questi momenti, c'è sempre qualcuno più vigliacco che non se la sente, e fugge.
Il buon Toto' ha avuto il coraggio di sentirsela, e ci ha provato, nonostante un paese che gli fischiava contro.
La strada verso il dischetto è diventata in salita, il pallone pesante, la porta piccolissima, Casillas un gigante. La sua voglia, il suo coraggio, si sono
scontrati con la paura, il più umano e naturale dei nostri sentimenti; niente da fare, rigore sbagliato.
Totò è uno del sud, uno di noi, si rifarà e tornerà ancora sul dischetto. Daltronde, come ha già detto qualcuno, "non è mica da questi particolari che si
giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo, dalla fantasia ..." |
| |
|
|
|
No name ha scritto: |
| CHISSà QUANTI NE HAI VEDUTI, CHISSà QUANTI NE VEDRAI"...nON MALE IL "CALCIO DI RIGORE" COME FILOSOFIA ALLO STATO PURO. BENTORNATO CHINASKY DAL GRANDE SONNO. |
| |
|
|
|