Ieri e l'altroieri serate di febbre e raffreddore passate fra il letto e il pc con la tv accesa sul festival di Sanremo. Quest'anno, avendo conosciuto a una cena due persone in gamba che hanno lavorato alla costruzione di questa edizione, ho avuto quel minimo di curiosità che non mi ha fatto cambiare canale. Però sempre un baraccone mi sembra. Un baraccone che incarna tutta la mediocre banalità di questo paese e di questi tempi. Il tutto condito dal più potente concentrato di ruffiana ovvietà che la tv italiana offre in questi anni: Paolo Bonolis. Apparentemente mai a disagio, scontato come i maglioni di seconda mano in tempi di saldi, rassicurante come una tisana calda. E' certamente perfetto per condurre programmi rivolti al grande pubblico, bravissimo nella sua capacità furbetta di imbonire e ammiccare, un arciitaliano totalmente organico al vuoto. Spero, io spero veramente, che questa tv (i pacchi, amici, il grande fratello, il festival di sanremo) non sia così rappresentativa del paese coe dicono. E però, invece, temo che lo sia.
Quella ruffianeria è così irritante da non poter resistere più di mezz'ora senza cambiare canale. E poi Al Bano, Marco Carta, Masini, Povia. Non ci siamo.
Ma non c'è dubbio: quest'edizione è tra le più belle degli ultimi dieci anni (per stile, ospiti, ritmo, un po' per tutto). E' pur sempre qualcosa.